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Google raddoppio su applicazioni native

DigitasLBi

Kenny Chung

Google raddoppio su applicazioni native

Che a Google stesse particolarmente a cuore lamobile user experiencelo si era già capito dieci anni fa, quando ha creato il suo primissimo sito .mobi, o ancora quando nel 2008 ha lanciato la prima versione del sistema operativo Android. Eppure il 2016 segna un punto di svolta per il colosso di Mountain View, che ha deciso di aumentare ulteriormente i propri sforzi in quella direzione. Tra il lancio diGoogle AMP a partire da febbraio e il recente annuncio di un aggiornamento all’algoritmo di ricercamobilenel prossimo mese di maggio, sembrerebbe che Google si sia postol’ambizioso obiettivo dioffrirel’accesso ai contenuti migliori, in modo più rapido e in più ambienti possibile. Non si tratta di una semplice strategia incentrata sulmobile, quanto piuttosto di una mossa per portare Google a una condizione di ubiquità.

Solo in quest’ultima settimana, Google ha infatti annunciato tre novità capaci di stravolgere la geografia del settore dei dispositivi mobili, aumentando ulteriormente la propria strapotenza. Stiamo parlando in particolare del lancio di Gboard e Chirp e delle nuove funzionalità di Google Translate.

Gboard: il ritorno di Google in iOS

Il 12 maggio è stata presentata Gboard, la tastiera virtuale di Google per i prodotti Apple. Gboard offre funzionalità finora sconosciute alla tastiera iOS, tra cui la digitazione rapida (alla maniera di SwiftKey e Swype) e  particolarmente interessante  alcune funzionalità native del motore di ricerca.

Nel 2013 il contratto che faceva di Google il motore di ricerca di default per i dispositivi Apple è scaduto, favorendo Bing che si è accaparrato sia Siri che Safari. Come conseguenza, quell’anno Google ha visto ridurre significativamente la propria fetta di mercato nel comparto mobile, riconquistando solo recentemente (novembre 2015) il 90% della torta negli Stati Uniti:

Con Gboard, però, Google bypassa completamente i normali ambienti del motore di ricerca, permettendo all’utente di effettuare ricerche senza dover nemmeno disabilitare la tastiera. Consideratelo un po’ come il cavallo di Troia di Google per riconquistare Apple, senza però le classiche connotazioni negative della similitudine.
Dopo aver provato Gboard per quasi un’intera giornata, mi sono follemente innamorato: è funzionale e permette di fare ricerche su Google senza cambiare applicazione. Ad esempio, se sto programmando una cena su WhatsApp posso premere l’icona di Google, cercare un ristorante e incollare il risultato della ricerca
direttamente nella casella di testo (sia come testo semplice che come etichetta luogo), il tutto senza abbandonare l’applicazione originale. Si possono cercare anche GIF ed emoji, si intende. Non solo cose serie.

Esempio di come funziona dal blog di Google:

Le ripercussioni che l’app provocherà sul search marketing e sui comportamenti degli utenti non saranno poche. Gboard stravolge infatti il ruolo che la ricerca sui dispositivi mobili riveste nell’ambito della messaggistica. Un po’ come già accade per i dispositivi Android, che integrano la barra di ricerca, Gboard integrerà il motore di ricerca in quasi tutte le app iOS. Dove è possibile scrivere, sarà possibile anche fare ricerche.

Non è ancora chiaro come (e se) verranno calcolate impressioni e quote, ma è probabile che, raggiunta una certa diffusione, questo sistema potrà sottrarre quote a Bing su iOS, come anche impressioni e click da google.com.

L’app spingerà inoltre le aziende e i siti web a rincorrere esperienze ottimizzate in ottica mobile. Se a questo aggiungiamo l’aggiornamento all’algoritmo di ricerca del maggio 2016, essere in prima posizione nei risultati dei dispositivi mobili diventa più importante che mai.

Certo, siccome stiamo parlando di Google già si intravede l’opportunità di posizionamenti a pagamento e annunci geolocalizzati. Se deciderà di percorrere questa strada, Google dovrà senz’altro trovare un equilibrio tra esperienza utente e monetizzazione.

 

La forza della voce

Restando in tema di analytics, John Mueller di Google ha da poco affermato che le ricerche vocali potrebbero presto aggiungersi alle metriche disponibili su Search Console. Questa tendenza è ancor più sensata se si pensa alla diffusione degli assistenti digitali AI (vedi Siri, Alexa, Cortana e più recentemente Viv). Già Hummingbird, l’algoritmo introdotto da Google nel 2013, aveva attirato l’attenzione sulle ricerche vocali, prova delle cambiate abitudini di ricerca degli utenti sui dispositivi mobili. D’altronde, la mancata quantificazione delle ricerche vocali significherebbe trascurare una parte significativa del customer journey, dal momento che il 90% degli utenti usa più dispositivi per effettuare singole operazioni, come per altro rivelato proprio da Mountain View.

Sicuramente non è una coincidenza che pochi giorni dopo Google presentasse Chirp, nome provvisorio del nuovo assistente vocale domestico in grado di sfidare Amazon e il suo Echo. Anche se non è la prima incursione di Google nel settore delle case intelligenti (non dimentichiamoci l’acquisto di Nest), Chirp è la prima soluzione hardware siglata G dedicata alla ricerca (se non si considera il fallimentare esperimento Google Glass).

In fin dei conti, Google possiede i dati di ricerca più robusti con, probabilmente, il miglior algoritmo in termini di esperienza dell’utente, e sarà in grado di ottenere una buona quota di mercato nell’assistenza virtuale domestica e nella ricerca vocale, anche se in seconda posizione nel settore.

L’onnipresenza di Google Translate (su Android)

Il terzo annuncio della settimana ha riguardato le nuove funzionalità di Translate in ambiente Android. Analogamente a quanto detto per Gboard, gli utenti non dovranno più aprire l’app di Translate per scoprire cosa vuol dire una parola in un’altra lingua o per sapere come esprimere un concetto in lingua straniera. L’ultimo aggiornamento prevede infatti il pulsante pop-up “Tocca per tradurre”, che permette agli utenti di accedere alle funzionalità di Translate in qualsiasi app Android.

Con il 65% degli utenti sparsi per il pianeta, Google fa più che bene a servire un pubblico sempre più internazionale.

Tra le novità, Google ha anche introdotto per iOS la modalità offline e la traduzione in realtà aumentata, strumento indispensabile quando si viaggia. Anche senza connessione a internet, Google sta quindi accrescendo il valore aggiunto delle sue app.

Riassumendo

Questi tre annunci sarebbero già di per sé una notizia, ma è solo guardando al quadro d’insieme che è possibile cogliere il vero obiettivo di Google per quanto riguarda il mobile, e cioè l’integrazione dei suoi servizi all’interno di ogni aspetto della nostra vita quotidiana: Gboard introdurrà il motore di ricerca nella messaggistica; Chirp farà entrare Google nelle nostre case; Translate permetterà alla gente di tutto il mondo di comunicare più facilmente. Google sta insomma dedicando ingenti risorse per affermarsi come elemento nativo dell’esperienza mobile, e non come semplice componente aggiuntivo. Si può tranquillamente affermare che il progetto è ben avviato.

Kenny Chung

Kenny Chung

MANAGER, SEO DI DIGITASLBI

Kenny crafts strategies that communicate brand messaging through digital and traditional marketing channels, including organic search (SEO), paid search (SEM), social media, and various forms of creative execution (art direction and copy).

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